ARCHEOLOGIA. GRANDE PARTECIPAZIONE ALLE VISITE ALLA DELIZIA DI BELFIORE
Cittadini ferraresi, scuole, famiglie e visitatori arrivati anche da Firenze, Imola e Modena hanno partecipato nella mattinata di sabato 19 settembre alle visite guidate agli scavi della Delizia estense di Belfiore. Circa 150 persone hanno raggiunto il sito archeologico nel corso della giornata, decretando il successo dell’iniziativa organizzata nell’ambito del processo “Che Delizia Belfiore!”.
Le visite, curate dagli archeologi Flavia Amato e Maurizio Molinari del Gruppo Archeologico Ferrarese, hanno consentito al pubblico di conoscere da vicino i risultati dell’attuale campagna di scavo e di ripercorrere le trasformazioni che hanno interessato la residenza estense nel corso di quasi due secoli.
Gli scavi hanno restituito anche testimonianze legate alla vita quotidiana degli antichi abitanti della Delizia. Tra le curiosità illustrate, il ritrovamento di numerosi resti di tartaruga, a testimonianza del consumo di zuppe preparate con questo animale. Nato nel 2022 dalla collaborazione tra la Soprintendenza e il Comune di Ferrara, il progetto ha l’obiettivo di riportare alla luce le strutture dell’antica Delizia di Belfiore. Questa, infatti, è l’unica tra le celebri residenze dei duchi d’Este ad essere andata completamente perduta nel corso dei secoli.
«Abbiamo creduto fin da subito in questo progetto, perché recuperare la nostra storia significa investire sull’identità della città e sul suo futuro. La riscoperta della Delizia di Belfiore ci permette di riportare alla luce un importante tassello della Ferrara estense e, allo stesso tempo, di trasformare un’area a lungo abbandonata in un luogo di conoscenza, partecipazione e valorizzazione del patrimonio culturale», ha dichiarato il sindaco Alan Fabbri.
Elemento centrale dell’iniziativa è il coinvolgimento diretto della cittadinanza e, in particolare, delle nuove generazioni. Nel corso delle attività, infatti, gli studenti hanno avuto la possibilità di affiancare gli archeologi, unendo alla teoria un’esperienza completa di ricerca.
«È particolarmente significativo aver coinvolto le scuole e la cittadinanza, perché la tutela dei beni culturali passa anche dalla consapevolezza e dalla conoscenza, soprattutto delle nuove generazioni. Gli studenti non sono stati semplici spettatori, ma protagonisti di un percorso di formazione, ricerca e divulgazione. Belfiore può così diventare non soltanto un importante sito archeologico, ma anche un esempio concreto di come ricerca, formazione e riqualificazione ambientale possano concorrere a restituire alla città e ai suoi abitanti un luogo della propria storia», ha concluso Fabbri.
Lo spirito partecipativo del progetto è emerso anche dalla presenza di numerose famiglie. Un modo concreto per avvicinare generazioni diverse alla storia, non soltanto raccontandola, ma vivendola in prima persona.
Ideato e diretto dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara, nelle persone di Chiara Guarnieri e Carolina Ascari Raccagni, il progetto è stato interamente finanziato dal Comune di Ferrara.



